Il percorso verso l’economia circolare: guanti in nitrile biodegradabili all’aeroporto di Zurigo
Nel settore della pulizia professionale, i guanti usa e getta spesso non sono un optional, ma un obbligo che riguarda igiene, sicurezza sul lavoro e standard dei processi, soprattutto in settori sensibili come l’aviazione. Allo stesso tempo, si tratta di un prodotto che finisce subito nel mirino delle critiche nel dibattito sulla sostenibilità, a causa delle elevate quantità di produzione, della sua breve durata di utilizzo e, alla fine, dei rifiuti prodotti. Per questo motivo, all’aeroporto di Zurigo Vebego, insieme a SWISS e al partner LTE GmbH, ha verificato se i guanti monouso in nitrile possano essere utilizzati in modo tale non solo da proteggere, ma anche da contribuire in modo misurabile a un migliore impatto ambientale, senza compromessi in termini di sicurezza e praticità.
Nel settore aeronautico vengono utilizzati ogni giorno migliaia di prodotti usa e getta, tra cui i guanti in nitrile, indispensabili per la pulizia e il servizio. Tuttavia, i tradizionali guanti in nitrile sono realizzati in gomma sintetica che non si decompone per secoli. Le conseguenze? Microplastiche, emissioni di CO₂ e impatto ambientale.
Situazione di partenza: consumi elevati, margine di manovra ridotto
Non indossiamo i guanti per abitudine, ma perché i processi e i requisiti lo impongono. Risparmiare dove non si dovrebbe espone al rischio di inefficienze operative, perdite in termini di qualità o addirittura problemi di sicurezza. Per questo motivo la questione chiave per noi non era tanto la possibilità di rinunciare ai guanti, quanto piuttosto migliorare in modo sistematico un prodotto di consumo imprescindibile. Si trattava di assumerci la nostra responsabilità nei confronti delle persone e dell’ambiente anche laddove prodotti per l’igiene e monouso sembrano non avere alternative.
Fin dall’inizio abbiamo stabilito tre punti:
- Protezione e comfort devono rimanere quantomeno invariati.
- La soluzione deve rivelarsi utile nella pratica (logistica, smaltimento, formazione).
- L’impatto deve essere dimostrabile e non solo percepito.
Analisi e criteri: cosa deve garantire un’alternativa?
Nella fase di analisi abbiamo considerato l’intero ciclo di vita dei guanti, dalla produzione al trasporto fino all’utilizzo e allo smaltimento. Ne abbiamo ricavato dei criteri chiari:
- Materiale / Performance: il nitrile deve rimanere nitrile. I nostri team hanno bisogno della stessa sensazione al tatto, della stessa resistenza allo strappo e della stessa protezione.
- Sicurezza chimica: assenza di sostanze indesiderate che si rivelerebbero critiche durante l’utilizzo.
- Tracciabilità: un sistema che documenti quantità, percorsi e risparmi.
- Logica di smaltimento: non basta un processo che sia diverso solo per cambiare, ma ne occorre uno chiaro e funzionale nella pratica quotidiana.
Un punto importante ha riguardato inoltre la definizione rigorosa del concetto di biodegradabilità. In collaborazione con LTE GmbH è stato introdotto un prodotto innovativo: guanti in nitrile biodegradabili che si decompongono in condizioni anaerobiche entro 90 giorni, scientificamente testati secondo la norma ASTM D5511 1, un metodo che tiene conto delle condizioni anaerobiche (senza ossigeno) e dell’elevato contenuto di solidi e calcola la biodegradazione attraverso la CO₂ e il metano prodotti. La documentazione include inoltre i confronti al microscopio prima/dopo 135 giorni.
L’idea: guanti + sistema circolare anziché «rifiuti migliori»
A fare la vera differenza rispetto a molte alternative non è solo il prodotto, ma l’intero sistema alla sua base. Vebego e LTE hanno sviluppato un ciclo chiuso di sostenibilità, composto da tre elementi:
- Guanti in nitrile biodegradabili, al posto dei tradizionali guanti in nitrile: stessa protezione e comfort, ma materiale studiato per un processo di biodegradazione ben definito. La consegna in Svizzera avviene tramite veicolo elettrico.
- Raccolta in azienda tramite i bio box di LTE: affinché il sistema funzioni, dopo l’uso i guanti devono essere sistematicamente conferiti negli appositi box di raccolta. Per farlo, abbiamo messo a disposizione dei team una guida semplice e chiara che spiega perché lo smaltimento è importante e come funziona correttamente. È proprio quest’ultimo passaggio a determinare l’efficacia o l’inefficacia della soluzione.
- Sistema di recupero nel processo definito: i guanti raccolti vengono trasportati all’impianto in Germania, dove vengono degradati mediante un processo anaerobico. Ne consegue una produzione di biogas, che a sua volta confluisce nella produzione di nuovi guanti: ed ecco il fulcro della logica circolare.
Utilizzo all’aeroporto di zurigo: ciò che conta davvero nella pratica
Il nostro progetto pilota è iniziato il 16 maggio 2024 e la prima fase è durata tre mesi. Non si trattava di testare un nuovo prodotto, ma di definire un modello operativo:
- Box di raccolta in punti strategici (non dove stanno bene sulla planimetria, ma dove i guanti vengono effettivamente utilizzati in situazioni di stress).
- Istruzioni brevi e continui promemoria (i team cambiano, i turni cambiano, la routine vince sulle istruzioni).
- Aspettative chiare: un buon risultato dipende strettamente da uno smaltimento corretto. In base alla nostra esperienza, la sostenibilità raramente fallisce per mancanza di tecnologia, ma piuttosto per il fatto di dover funzionare nel giro di 30 secondi nella vita quotidiana.
Risultati: dati preliminari e proiezioni
Risultati della fase pilota (16.5 – 25.7.2024):
- Guanti utilizzati: 42’232 pezzi
- Risparmio totale di CO₂: 4096,5 kg di CO2₂. La documentazione pilota mostra l’impatto lungo l’intera catena (produzione, trasporto, smaltimento)
Tra i fattori rilevanti è citato l’uso di veicoli elettrici anziché diesel per il trasporto. Il rapporto sull’impatto ambientale riassume i risultati per il periodo compreso tra aprile 2024 e marzo 2025:
- 588’000 guanti
- 62’916 kg di CO₂ risparmiati tra produzione, trasporto e smaltimento
Valori comparativi per questa cifra: 3146 alberi o 27’236 litri di benzina. Per noi quel che conta è la riduzione documentata di CO₂: i confronti aiutano solo a rendere tangibile l’ordine di grandezza.
Oltre a ciò, anche la carta asciugamani è stata convertita in materiale riciclato, con un risparmio di ulteriori 3141 kg di CO₂ e di più di CHF 4800.
La persona al centro
La sostenibilità non inizia in laboratorio, ma nell’ambito delle attività quotidiane. Per questo motivo il personale di pulizia dell’aeroporto di Zurigo è stato coinvolto attivamente:
- Istruzioni per lo smaltimento in un linguaggio semplice e con istruzioni operative chiare 3
- Comunicazione volta a motivare la responsabilità condivisa a favore del pianeta 4
- Bio box in punti strategici dell’aeroporto
Learnings:
Cosa abbiamo sottovalutato e quali insegnamenti ne traiamo
Un’importante lezione che abbiamo imparato è che lo smaltimento è la fase più critica del processo. Non importa quanto il prodotto sia buono, se i guanti vengono smaltiti in modo errato, il sistema collassa. Per questo motivo, le istruzioni per il personale non sono una semplice comunicazione, ma parte integrante della qualità dei processi: perché, come e dove smaltire, senza margine di interpretazione. Ne deduciamo che l’ubicazione dei box, l’etichettatura, brevi training ripetuti e una responsabilità visibile all’interno dell’azienda sono importanti almeno quanto la scelta del prodotto.
Learning 2
La seconda cosa che abbiamo imparato è che il termine «biodegradabile» deve essere spiegato chiaramente. Molte discussioni sulla degradabilità sono influenzate da una forte componente emotiva. In azienda abbiamo bisogno di chiarezza: a quali condizioni avviene la degradazione? Come viene misurata? Quali norme sono rilevanti? Nella comunicazione interna ed esterna si è rivelato utile non fare grandi promesse, ma restare concreti:
- Metodologia testata (ad es. ASTM D5511, condizioni anaerobiche)
- Processi definiti (raccolta -> impianto -> recupero)
- Reporting documentabile
Learning 3
La terza lezione imparata è che la sostenibilità diventa scalabile solo quando è misurabile. Uno dei vantaggi del sistema è che siamo in grado di documentare e riportare i consumi e l’impatto nel tempo. Ciò rende il progetto compatibile con le logiche ESG e gli obiettivi interni e contribuisce a rendere oggettive le discussioni.
E come quarto insegnamento abbiamo imparato che l’accettazione nasce dall’assenza di svantaggi. Nella quotidianità operativa c’è poca pazienza rispetto a soluzioni che «in realtà sarebbero buone, ma...». Il guanto deve essere uguale al tatto, deve funzionare allo stesso modo e deve proteggere allo stesso modo. Solo se queste condizioni sono soddisfatte, la sostenibilità viene accettata come valore aggiunto.
Misure successive: i nostri prossimi passi
Dalla fase pilota si passa ora alle fasi successive tipiche di ogni progetto:
- Standardizzazione del concept dei box di raccolta (posizione, etichettatura, frequenza di ritiro)
- Brevi ripassi a cadenza regolare per il team (2-3 minuti spesso sono sufficienti, ma devono essere ripetuti)
- Garanzia di qualità: controlli a campione per verificare che lo smaltimento avvenga correttamente (non con lo scopo di controllare, ma come mantenimento del sistema)
- Ampliamento della reportistica per la documentazione interna relativa alla sostenibilità e per la clientela
- Verifica di altri materiali di consumo per i quali conviene adottare una logica simile, senza che questo comporti un sovraccarico per le operazioni
La relazione sull’impatto ambientale indica inoltre che sono stati compiuti ulteriori progressi in termini di riduzione nella produzione e che le tematiche relative agli imballaggi sono integrate nell’idea di economia circolare: l’imballaggio stesso dei guanti viene restituito, riciclato e ritirato da LTE insieme ai guanti.
Conclusione: con il giusto sistema nasce un piccolo prodotto dal grande impatto
In molti stabilimenti i guanti usa e getta non spariranno. È quindi ancora più importante non escludere questi prodotti di consumo dall’agenda per la sostenibilità, ma occorre analizzarli accuratamente, usarli in modo coerente e migliorarli in modo misurabile. Il nostro progetto pilota dimostra che il vantaggio è reale: non perché un prodotto è diventato improvvisamente sostenibile, ma perché l’abbiamo trasformato in un processo circolare funzionante. E perché prendiamo sul serio l’ultima fase delle operazioni quotidiane: processi di smaltimento chiari, logiche chiare, responsabilità chiare.